L'orto del Pianbosco

“Era il 1996 quando ho fondato l’azienda – racconta Andrea – e con me lavora tutta la mia famiglia: Rita e Battista, i miei genitori, Irene, mia sorella, e Manuela, mia moglie. Nel tempo, abbiamo ampliato le nostre coltivazioni senza mai perdere di vista la tutela dell’ambiente naturale. Coltiviamo ortaggi e frutta seguendo il metodo dell’agricoltura biologica: ci teniamo infatti a mantenere i delicati equilibri dell’ecosistema locale e a condurre solo interventi controllati, meccanici o organici.

Ciò che non vendiamo al mercato o nello spaccio aziendale viene destinato alla trasformazione: consegnato nelle mani di mia madre, diventa salsa, sugo, composta o sciroppo. Tutti i nostri prodotti trasformati sono ottenuti con ortofrutta da noi coltivata o da soci delle nostre cooperative certificate bio. La raccolta è manuale ed avviene a completa maturazione dei frutti. La cernita e la preparazione sono manuali a garanzia della salubrità del prodotto finale. Tutti gli ingredienti aggiunti sono certificati da agricoltura biologica. Le nostre ricette sono tradizionali. Siamo proprio convinti che, se fatto con serietà e integrità, quello biologico sia il modo migliore di coltivare e di preservare l’ambiente.

Nel 2009 si è aggiunto l’agriturismo e alla produzione si è aggiunta la ristorazione.

Per il resto abbiamo spinto molto sul discorso dell’agro ecologia, non trattiamo più se non in casi serissimi, neanche con prodotti biologici. Siamo riusciti con un piano di rotazione molto complesso, parliamo di un turno di 12 anni, quindi molto lungo prima che ritorni, con una ventina di colture principali coinvolte, sovesci, intercalari tra piante e riesco a intercalare queste rotazioni in modo da non intervenire con trattamenti. Ho ridotto molto la concimazione, uso un compost che preparo io e mi basta per 1/3 degli appezzamenti. Compriamo del letame biologico. L’altra cosa che uso è un vermicompost, ma solo su alcune colture nell’arco della rotazione. Mi capita una volta ogni sei anni. Diversamente solo letame e compost. Abbiamo imparato a usare quello che c’è e la coltura stessa diventa concime per quella dopo: strutturando la rotazione dove metto il fagiolo metto il peperone, dove metto la cipolla metto la rapa che trova il terreno soffice. Insomma, mi piace, sono soddisfatto. Sulla nocciola abbiamo ampliato un po’, adesso ne produco davvero tante, saranno circa 2500 piante di nocciola, le trasformiamo tutte, le sgusciamo e tostiamo”.

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